Oggi ci basta saltare su un aereo per visitare luoghi affascinanti, lontani ed esotici. Certo si fanno le vacanze in posti sempre più frequentati, resi popolari e imperdibili dalla folla che freme per andarci e magari scattare un selfie con l'hashtag ufficiale di quel territorio. Tuttavia la tendenza sta cambiando. I turisti rifuggono i pacchetti preconfezionati e desiderano immergersi nel luogo che hanno scelto di visitare, facendo esperienza della sua anima più intima. Il punto è proprio questo: il successo di una destinazione è sempre più determinato da studiate strategie di marketing territoriale che ne valorizzano l'unicità.

Potremmo pensare che destinazioni come New York o Roma non abbiano bisogno di presentazione. Invece non è così. Anche in questi casi oggi non basta più conoscere l'elenco dei monumenti o la top 10 dei rooftop della Grande Mela: i turisti desiderano esperienze uniche e autentiche anche semplicemente camminando tra i marciapiedi di una città. Questo concetto di brand del territorio è ancora più strategico se parliamo di turismo di prossimità; e ancora più necessario se pensiamo alla ripresa dopo il Covid-19.Scopriamo allora cos'è il marketing territoriale e perché puntare sul brand del territorio, soprattutto se parliamo dei piccoli borghi italiani da rilanciare dopo la pandemia.

Cos'è il marketing territoriale?

Da un po' di tempo gli attori del settore turistico hanno scoperto che un luogo non deve essere presentato solamente come una destinazione da villaggio turistico. Anche una guida turistica standardizzata come la Lonely Planet non asseconda più tanto i gusti delle persone. Oggi, più la località è fuori dai tradizionali circuiti turistici e viene presentata in maniera originale, tanto più ha appeal sui visitatori. Ecco perché il turismo di prossimità, fatto di piccoli borghi e molta natura, è lo scenario ideale per praticare il marketing turistico territoriale. Ma capiamo meglio cos'è.

Il concetto di "marketing territoriale" indica un insieme di strategie di comunicazione online e offline, di progetti e programmi che mirano alla promozione turistica di un territorio specifico partendo dalla sua storia, dalle sue caratteristiche e dalle sue eccellenze.

Solitamente questa attività richiede una collaborazione propositiva tra il settore pubblico e quello privato e ovviamente lo scopo finale è accrescere gli introiti di un territorio rendendolo una destinazione turistica di punta; ma anche ingolosire gli investimenti, dare un valore aggiunto ai prodotti e dunque aumentare le esportazioni. Insomma una strategia di marketing territoriale ben fatta assicura grandi vantaggi sia per la reputazione della località che per le strutture ricettive e turistiche.

Proprio questo periodo di crisi dovuto al Covid-19 dovrebbe essere il momento giusto per darsi da fare e non farsi trovare impreparati quando l'emergenza sarà finita.

Brand territoriale per i piccoli borghi

Marketing territoriale piccoli borghi

Voglio dedicare il mio discorso sul brand territoriale e il marketing turistico proprio al turismo di prossimità; a quei piccoli borghi che nascondono molte più potenzialità di quanto credano. 

Se stai leggendo questo articolo e vivi in una provincia italiana, probabilmente già conosci i punti di forza del tuo territorio: le usanze, i monumenti e gli scorci che ti rendono orgoglioso di vivere lì. Per realizzare un brand territoriale di successo devi comunicare tutto questo sentimento sincero a potenziali visitatori; l'obiettivo è riuscire a creare una connessione emotiva tra i futuri ospiti e gli abitanti del luogo

Analizza tutte le caratteristiche del luogo su cui puntare: dalle bellezze paesaggistiche che avvolgono il borgo alle attrazioni storico-artistiche, dalle tradizioni enogastronomiche a quelle folcloristiche; ma anche i collegamenti e i mezzi di trasporto locali, le attività da praticare e le strutture ricettive pronti ad accoglierli. 

Brand turistico per i piccoli borghi a partire dal logo del territorio

Ovviamente il primo elemento per rendere riconoscibile una destinazione nel mondo è presentarla con un logo del territorio. Un marchio è il cuore del marketing territoriale turistico, pertanto deve essere all'altezza dell'unicità e del valore del luogo da promuovere

Molto spesso un piccolo borgo o il suo comune hanno già uno stemma o un simbolo istituzionale. Se si tratta di un segno ben distintivo e soprattutto conosciuto, potrebbe essere un punto di partenza per realizzare il logo turistico della destinazione: ma solamente un punto di partenza! Infatti non dobbiamo dimenticare che il target a cui si rivolge il turismo è ben diverso dai destinatari delle comunicazioni istituzionali, così come il messaggio da veicolare; inoltre dubito fortemente che il designer del Duecento abbia previsto un logo adatto alla pagina ufficiale del borgo su Instagram. Due buoni esempi da analizzare sono i casi di Oslo e di Malta.

Un logo efficace deve richiamare sicuramente le tradizioni locali, i suoi monumenti, ma allo stesso tempo deve trasmettere un senso di leggerezza e relax o di divertimento; senza dimenticare l'eventuale richiamo al digitale e al futuro. In questo non solo il segno grafico, ma anche la scelta dei colori o del font contribuiranno a conferire personalità al brand territoriale. Quindi il mio consiglio non può che essere uno: affidati ad un graphic designer esperto che non solo realizza il tuo marchio, ma ti fornisce un brand book in cui specifica come utilizzare il logo negli abbinamenti grafici su tutti i tipi di materiali e potrai consegnarlo a tutti gli operatori turistici locali. Ma comunque, se vuoi approfondire questo argomento, clicca sul link al mio articolo proprio qui sotto.

Approfondimento

Marketing turistico: come realizzare un logo

Visual storytelling efficace dalle foto alla comunicazione digitale

Appartati e piccolini, magari solitari e un po' fatiscenti, ma comunque i turisti vogliono visitare posti da cartolina. Ecco perché devi poter contare su uno stock di immagini in alta definizione e suggestive che ripropongano tutto il bagaglio di paesaggi, di scorci poetici e di attrazioni storiche-culturali presenti sul tuo territorio. Uno dei punti deboli del marketing territoriale dei piccoli borghi, il vero anello debole della loro comunicazione, è proprio la mancanza di belle foto. Crea un archivio di fotografie realizzate da professionisti a cui attingere per brochure e materiali stampa, ma anche per siti web e social.

Comunicazione digitale per un brand turistico

Proprio il sito web e la presenza social sono i miglior tour operator per la tua destinazione. D'altronde se l'emergenza ha accelerato la digitalizzazione dell'Italia, ancor più questo processo coinvolgerà il settore turistico e tu non puoi farti trovare impreparato. Gli utenti non cercano più il "che cosa" visitare, ma "perché" visitarlo: l'esperienza del tuo territorio non comincerà una volta parcheggiata l'automobile, ma una volta cliccato "mi piace" sul tuo post. Ecco perché devi pensare alla UX Design del tuo sito come un investimento per far sentire il tuo target già lì, tra un'immagine di copertina che è già una cartolina e una navigazione tra le pagine che sembra già una passeggiata nel borgo.

Lo ribadirò altre volte, ma questo è ad esempio il momento in cui puntare sulla comunicazione social per raccontare il tuo territorio e suscitare nelle persone il desiderio di visitarlo, per creare empatia e accorciare le distanze. Il content manterrà la destinazione rilevante nella mente dei turisti potenziali quando potremo tornare a viaggiare. Il visual è fondamentale dal momento che i follower si aspettano belle foto, post ludici, storie coinvolgenti. Per distinguerti dal panorama di mete turistiche di cui l'etere è pieno di hashtag e immagini, è fondamentale ideare un'identità visiva unica che faccia riferimento proprio ai colori del tuo logo turistico. 

Marketing territoriale post-Covid

Eppure questo periodo di distanziamento sociale e limitazione negli spostamenti ci costringe a rimanere a casa. Quindi potrebbe sembrarti inutile creare un brand territoriale proprio in questa situazione. E invece non è affatto così: è proprio adesso il momento giusto in cui raccontare il tuo territorio e suscitare nelle persone il desiderio di visitarlo; magari un domani, ma comunque visitarlo prima di andare da qualche altra parte.

D'altro canto se la pandemia fa allontanare la prospettiva di vacanze all'estero, proporre mete alternative e più intime è la migliore strategia per ricominciare presto a gonfie vele, a partire dal Bel Paese. Il turismo di prossimità nasconde un bottino di possibilità (e forse sarebbe addirittura superfluo sottolineare la ricchezza della provincia italiana). 

Seppure si tratti di evasione, di sogni, di un domani senza pandemia, bisogna fare i conti con la realtà. Pertanto il marketing territoriale della tua destinazione deve comunque tenere in considerazione i nuovi bisogni nati con il Covid-19. Ad esempio il tono del tuo brand territoriale deve oggi risultare più empatico e meno commerciale. Non solo: obiettivo deve essere anche comunicare come la tua destinazione si sia organizzata per migliorare l’accoglienza e l’esperienza turistica in funzione delle nuove necessità. 

Insomma, in attesa di ricominciare a viaggiare con le valigie, è il momento di viaggiare con la mente e prima ancora con la creatività per rendere la tua destinazione un brand.

Scopri cosa ci insegna il Covid-19 in fatto di rebranding e comunicazione visiva

La pandemia ha rivoluzionato il modo di comunicare. In un articolo precedente ti ho già raccontato di come i nuovi valori e gli inediti bisogni dei consumatori possano rappresentare la giusta spinta verso un'operazione di rebranding. Ripensare la tua immagine aziendale, i valori e i messaggi che vuoi comunicare non è tanto una mossa strategica, quanto una scelta necessaria per assestarti nel "nuovo mondo" post-Covid, il quale richiede alle aziende empatia e affidabilità. Ma oggi più che mai un'attività di brand management deve dimostrare la stessa umanità che riserva ai clienti anche ad un altro target: quello dei propri dipendenti. Perciò in questo articolo voglio raccontarti perché partire dalla comunicazione interna per ottenere una brand identity credibile ed efficace post-Covid.

Approfondimento

Cosa ci insegna il Covid-19 sull'importanza del rebranding

Nel momento in cui sto scrivendo, e probabilmente stai leggendo, ancora non possiamo propriamente parlare di "post" pandemia. Siamo ancora in piena emergenza e forse proprio questo offre il giusto tempismo per intraprendere dei cambiamenti. D'altronde aggiustare il tiro della tua comunicazione interna adesso avrebbe più senso, godrebbe di una maggior risonanza e dimostreresti di gestire un'azienda al passo con i tempi, che sa ascoltare i bisogni dei propri dipendenti... senza scoppio ritardato. E già queste ragioni dovrebbero bastarti per convincerti a prendere subito in mano le redini del brand management della tua impresa. Ma nel caso non fossero argomentazioni sufficienti, continua a leggere.

L'importanza del brand management interno per la comunicazione esterna nell'era post-Covid19

Non ti stupirà sapere che il ruolo strategico della comunicazione interna è sostanzialmente cresciuto durante la pandemia. Paradossalmente (ma forse neanche troppo, anzi) al distanziamento sociale e allo smart working è corrisposto un incremento delle strategie elaborate da parte delle aziende per mantenere vivi e proficui i flussi di lavoro. Alcune abitudini maturante tenderanno probabilmente a consolidarsi, come la digitalizzazione degli strumenti e una maggior attenzione all'umanità. Proprio quest'ultimo punto è il nodo focale intorno al quale dovrebbe concentrarsi una strategia di brand management volta al futuro.

Infatti la consapevolezza che i propri dipendenti siano in tutto e per tutto persone, con gli stessi bisogni di rassicurazione ed empatia che hanno i clienti finali, è il punto di partenza per rivedere i valori aziendali da sposare e promuovere. Questo ci fa capire come un'efficace comunicazione interna possa dare un notevole contributo alle strategie di brand identity anche rivolte all’esterno. Ecco perché in un'ottica di brand management è fondamentale partire dai propri dipendenti, diventando riconoscibili e portatori di valore ai loro stessi occhi, anche a partire da un'immagine aziendale distintiva.

Perché cambiare la comunicazione interna nell'era del Covid-19?

In questi mesi la maggior parte delle attività hanno dovuto rivedere, non solo il proprio business, ma anche il piano comunicativo; e non solamente il proprio piano comunicativo rivolto ai clienti, ma anche quello destinato ai propri dipendenti. Per questi ultimi non è stato facile adattarsi a nuovi ritmi di lavoro, a nuovi protocolli e talvolta addirittura a nuovi modelli di business. Una comunicazione chiara, esaustiva, rassicurante e motivante è quanto mai necessaria per portare avanti l'ecosistema aziendale.

Non solamente il lavoro da remoto ha reso difficile monitorare buone pratiche e comportamenti virtuosi; il lavoro da casa ha allentato soprattutto le relazioni personali annullando i momenti informali all'interno dell'ambiente di lavoro che creano di fatto l'unità del team. Di conseguenza le aziende tentano di colmare tali vuoti attraverso una comunicazione strategica tempestiva e flessibile, che associ l'informazione operativa a contenuti emotivi e motivazionali, attraverso format grafici riconoscibili, per rafforzare il senso di appartenenza all'azienda e agli obiettivi comuni. In poche parole: la brand reputation parte dagli stessi dipendenti.

Il potere del colore nel branding

Su quali elementi puntare per il brand management interno? Contenuti, tone of voice e resa grafica

I contenuti hanno ovviamente la priorità, non solo a livello di informazioni ma anche di tono di voce e formati grafici. La situazione richiede infatti di riformulare un piano di contenuti adeguato alla realtà dell'emergenza, votato ad intenti divulgativi o motivazionali. Le informazioni che dovresti condividere con i tuoi collaboratori hanno a che fare con le regole di comportamento per tutelare la salute, la governance attivata dall'azienda per affrontare la crisi, i provvedimenti presi in merito all'organizzazione interna o il vademecum del bravo smartworker. Ma non solo. Abbiamo più volte parlato di "umanità" che l'azienda deve mostrare nei confronti dei propri dipendenti e di quei momenti di convivialità d'ufficio interdetti dal distanziamento sociale. Bene, una buona operazione di brand management interno cerca di creare spazi digitali di condivisione o argomenti stimolanti che esulino dalle questioni strettamente lavorative.

Nonostante l'empatia sia la modalità comunicativa da adottare, il tono di voce dovrà mantenere un'aura di autorevolezza per trasmettere competenza e rassicurazione. Infatti, nell'ottica di una strategia di brand management, l'azienda deve rafforzare il proprio ruolo di leadership. Rivolgendosi ai propri stessi dipendenti, un brand deve convogliare un senso di comunità e di appartenenza che vada oltre l’organizzazione aziendale ma rafforzi obiettivi comuni e coesione del team. Ma come comunicare tutto questo bagaglio di informazioni, messaggi e valori? Attraverso una studiata comunicazione visiva.

Qual è il ruolo della comunicazione visiva nel brand management?

I contenuti sono certamente la questione centrale, ma in un momento di generale rivoluzione comunicativa la modalità visiva attraverso cui vengono trasmessi non è secondaria. Con l'emergenza le persone hanno maturato un forte bisogno di chiarezza e sintesi nel ricevere informazioni. Se poi guardiamo al target particolare, scopriamo che i tuoi dipendenti si trovano già alle prese con dinamiche di lavoro aliene: costringerli a dover pure decifrare documenti non è poi molto "umano"!

Le vie di comunicazione possono essere diverse, a seconda della strategia di comunicazione interna elaborata e della frequenza di utilizzo dei diversi team. Email, intranet, blog, chat di gruppo e piattaforme come Teams offrono strumenti e impongono limiti diversi. È necessario creare formati grafici che si adattino ad ogni singolo canale comunicativo per ottimizzare la diffusione di un contenuto.

Approfondimento

Il valore comunicativo di un'infografica

Le scelte visive sono dunque decisive e non secondarie ai dati da trasmettere. Pensare che le immagini possano rendere più “leggibili” documenti, dati e informazioni altrimenti ostici è fondamentale per comunicare chiaramente e soprattutto ovviare ai parecchi materiali aziendali strategici che spesso,non percepiti come tali, vengono cestinati.

Approfondimento

Hai mai sentito parlare del "brand book"?

Per migliorare l’immagine e la percezione che i dipendenti hanno del tuo brand è importante curare anche i dettagli. Ricorrere ad un'identità visiva aziendale univoca e ricorrente, ma allo stesso tempo flessibile in base al genere di contenuto, ti permette di presiedere la mente stessa dei tuoi collaboratori in maniera positiva, rafforzando il loro senso di appartenenza e il desiderio di unirsi alla tua mission.

Loghi natalizi e strategie di marketing durante le Feste

Natale è il periodo più magico dell'anno che tra panettoni, regali e luminarie travolge di ottimismo ogni settore. Le Festività rappresentano una grande opportunità per le aziende, dal momento che i consumatori si scatenano negli acquisti. Per questo, è davvero il caso di puntare su strategie di marketing realizzate ad hoc. Viceversa non è il caso di infiocchettare la stessa immagine del brand per accrescere l'empatia con i clienti e distinguersi dai competitor. Forse lo avrai capito, ma oggi voglio raccontarti meglio perché i loghi natalizi sono tutt'altro che una buona idea.

Tutti sappiamo che Babbo Natale, da sempre affezionato al verde, decise ad un certo punto di seguire il consiglio della Coca-Cola e di indossare irreversibilmente il rosso. Si trattò di una campagna di marketing molto efficace da parte dell'azienda americana, che si impossessò del simbolo del Natale non mascherandosi da Rudolf, bensì vestendo del proprio stesso colore Santa Claus.

Ovviamente non ti sto proponendo strategie altrettanto rivoluzionarie. Voglio farti riflettere su quanto la Coca-Cola non giocò con la propria visual identity mascherandola, bensì piegando i simboli del Natale a proprio favore.

E quindi, se i negozi decorano le vetrine con alci e fiocchi per invogliare i clienti, tu non devi mascherarti da elfo per incrementare le tue conversioni. Puoi creare un conciliante clima natalizio nei tuoi spazi digitali, magari ideando grafiche social a tema, ma il logo aziendale lascialo stare.

Perché puntare su loghi natalizi è sbagliato?

Le statistiche parlano chiaro: sotto le Feste i negozi fisici (ma ormai anche gli e-commerce) registrano il picco annuale di vendite. Non è difficile da credere se pensiamo alla generale corsa all'ultimo regalo di Natale. In questa maratona tu non puoi di certo essere il fanalino di coda della slitta di Babbo Natale. Anzi, è proprio in questi giorni che devi dare il meglio di te mettendo in atto strategie di marketing più aggressive. Ma un conto sono le campagne di prodotto, i packaging natalizi e le grafiche social per fare gli auguri ai tuoi follower, un altro è compromettere la tua immagine aziendale con infantili cappellini di Natale.

Molti brand, anche decisamente diversi tra loro, creano visual identity a tema per catturare l’attenzione di un pubblico variegato ma comunque focalizzato sullo shopping natalizio. Quando parliamo di rifacimenti grafici non ci riferiamo solamente a confezioni regalo e post social: la ristrutturazione natalizia parte spesso dalle fondamenta della marca. Ed ecco spuntare loghi natalizi come i cioccolatini dal calendario dell'avvento.

Lo ripeto: il periodo natalizio rappresenta una grande opportunità commerciale che deve essere colta al volo se vuoi registrare un sostanzioso incremento di ve

Approfondimento

Perché avere una forte immagine aziendale tutto l'anno

Loghi natalizi aziendali compromettono la riconoscibilità del brand

Quasi sempre realizzare un logo di Natale significa aggiungere solamente un particolare grafico, magari che richiami i simboli delle Feste. Il cappello di Babbo Natale, le renne, l'albero di Natale, la stella cometa, la capanna, l'agrifoglio e il pan di zenzero sono tra gli spunti oggi più popolari. Qualunque logo designer ti taccerebbe di anatema. Non solo perché si tratta di banalizzazioni concettuali, ma anche perché vanno a compromettere la pulizia del logo e la sua essenza. Perciò, quello che io e qualunque altra figura esperta di comunicazione e marketing ti suggeriamo è di non considerare un rifacimento temporaneo del marchio aziendale in veste natalizia perché non ti ripagherà.

Anche durante il periodo delle Festività il logo resta il biglietto da visita della tua azienda. Pertanto non devi sottovalutare il fatto che un piccolo segno basterebbe a comportare radicali cambiamenti di significato nel marchio (e di conseguenza nella percezione del tuo brand da parte del pubblico).

E vogliamo parlare della riconoscibilità? Innanzitutto ricorda che i consumatori di Natale sono gli stessi clienti nel resto dell’anno. Pensare ad un logo di Natale come il primo passo strategico per attirare l’attenzione è in realtà un salto in più verso il baratro della dimenticanza. Pensa a quanto lavoro hai fatto per arrivare fino qui. Rifletti sugli investimenti, sul tempo e sulle risorse spese per ritagliarti la tua fetta di mercato e renderti riconoscibile agli occhi del tuo target. Vale la pena rischiare tutto questo inutilmente?

Approfondimento

In cosa consiste il restyling di un logo

Perché un logo di Natale non è un regalo per la tua Visual Identity

L'ho già detto qualche riga più sopra: preservare la riconoscibilità del brand è sacrosanto. Questa necessità va poi a braccetto con un'altra da non sottovalutare. Il Natale è il periodo dell'anno in cui diventiamo tutti più buoni e in cui ci sbilanciamo un po' di più nel dimostrare i nostri sentimenti, ma passare da Babbo Natale ad Ebenezer Scrooge è un attimo. Infatti procedere ad un restyling del logo natalizio da ributtare in soffitta dopo l'Epifania è rischioso, in quanto agli occhi dei consumatori emergerebbe in tutta la sua prepotenza la pura vocazione commerciale della tua operazione.

Con questo non sto sostenendo che non dovrai mai prevedere un restyling del tuo logo: tutt'altro. Talvolta emergono inevitabilmente condizioni che rendono necessario rinnovare un marchio, come la fusione con altre aziende o la virata verso nuovi obiettivi. Ecco, in quei casi sarà davvero urgente ripensare la propria visual identity. Tutt'altra cosa, lo avrai intuito ormai, è mettere le orecchie da alce al tuo logo il tempo di un panettone e due lenticchie al cotechino.

A questo punto vorrei approfittarne per ricordarti che affidandoti ad un graphic designer esperto poi stare certo che il risultato sarà sempre soddisfacente, in quanto un logo designer è in grado di valutare quali aggiustamenti apportare al tuo marchio, ma senza comprometterne efficacia, riconoscibilità e coerenza con i valori aziendali.

Approfondimento

Quando fare il restyling logo aziendale?

Marketing turistico e brand territoriale: il binomio del successo nel mercato turistico parte dal logo design.

Alzi la mano chi non ama viaggiare, evadere dalla quotidianità e scoprire paesaggi incontaminati! Ma come scegliere la destinazione per le prossime vacanze? O meglio: come fare in modo che le persone scelgano la nostra località? Nell'era digitale marketing turistico e brand territoriale costituiscono sempre più un binomio indissolubile, necessario per qualunque meta turistica che voglia emergere e trasformarsi in un trend turistico. Ma quali sono gli aspetti da considerare nella creazione di un logo per il turismo?

Brand turismo: la promozione turistica del territorio

Forse più che in qualunque altro ambito, il marketing del turismo rende facilmente comprensibili le potenzialità legate alla presenza di un brand. Infatti questo settore, non essendo direttamente "product-oriented" bensì "experience-oriented", permette di concepire più liberamente l'offerta come un insieme di valori ed emozioni. Basta pensare alla scritta “I ♥ NY” che sicuramente abbiamo da qualche parte, su una calamita o su una penna a casa. Non si tratta solamente di souvenir, ma di veri status symbol, a riprova del fatto che il marketing territoriale e il city branding aprono le porte dell'immaginario collettivo.

Eppure, in un mondo globalizzato e digitalizzato, risulta sempre più difficile affermarsi come località alternativa, caratterizzata da una forte identità territoriale. In un mercato turistico governato dalle destinazioni di massa, le realtà più piccole devono faticare per conquistare il proprio posto al sole, ma soprattutto per intercettare il proprio target ideale.

Il brand territoriale serve proprio a questo: ad esprimere l'insieme dei significati, delle emozioni e dei momenti vissuti strettamente legate al territorio e alla cultura locale sotto forma di un'identità visiva distintiva e riconoscibile. Una strategia di brand territoriale che valorizzi l'unicità dell'esperienza costituisce la base di un marketing turistico di qualità, soprattutto in considerazione della riscoperta del "locale" da parte dei turisti. Ovviamente l'elemento riassuntivo dell'intera operazione di brand è il logo e di seguito voglio spiegarvi quali sono gli aspetti da considerare nella creazione di un logo turistico.

Logo turismo: gli aspetti da considerare

Trattandosi della creazione di un brand, è necessario poter contare su un logo identificativo, che racchiuda visivamente il valore dell'esperienza promessa dal territorio.

Come per qualunque altro settore, la creazione di un logo per il turismo deve tenere in considerazione alcuni aspetti decisivi:

  • Posizionamento
  • Messaggio
  • Colore
  • Font

Posizionamento di un brand per il marketing turistico

Prima ancora di parlare, bisogna sapere a chi rivolgersi. I target non sono solamente coppie, famiglie o anziani; le caratteristiche del territorio o l'offerta di servizi e intrattenimento possono spingere a rivolgersi agli amanti della natura, dei viaggi avventurosi, dei percorsi enogastronomici o delle città d'arte. Attivare una strategia di marketing turistico significa innanzitutto individuare la categoria di turisti ai quali il proprio territorio possa offrire un'esperienza indimenticabile e secondariamente intercettarli attraverso la creazione di un brand che ne comunichi valori ed emozioni.

Messaggio

Relax? Spensieratezza? Bellezze naturali? Tradizioni? Accoglienza? Divertimento? Quali sono i valori, le sensazioni e i ricordi che un luogo assicura ai visitatori? Cosa rende un'esperienza in quel territorio unica? Avere ben chiaro cosa renda distintiva una destinazione e che tipo di soggiorno assicuri è fondamentale per definire il messaggio da diffondere attraverso il logo. Di ultimissima tendenza è, ad esempio, la coppia turismo sostenibile e brand del territorio cui sempre più utenti fanno caso.

Un logo non deve obbligatoriamente raffigurare il territorio con i suoi paesaggi (anzi gli esempi di city branding più popolari non lo rappresentano); è però importante che si presti a definire un'immagine coordinata incisiva, che ne esalti il valore e il posizionamento nel tempo.

Colore

Certamente la prospettiva di una vacanza deve portare con sé promesse di divertimento, gioia e serenità. Di conseguenza, la palette di colori verso la quale protendere nella realizzazione del logo è caratterizzata da tinte vibranti e positive. Buona parte dei brand di viaggio impiega colori luminosi come il giallo, il rosso, il verde o il blu. E non si tratta di semplici consuetudini, ma di studiate strategie di comunicazione legate alla psicologia dei colori.

Approfondimento

La psicologia dei colori

Font

Una vacanza avventurosa o un'esperienza di relax richiedono configurazioni grafiche diverse e dunque la scelta di font ben distinti. Se la prima è focalizzata sul divertimento e l'eccitazione, la seconda ripiega più su sensazioni di tranquillità e delicatezza. Di conseguenza una vacanza dinamica e ricca di intrattenimenti richiede caratteri più casuali e divertenti, mentre un'evasione rurale predilige font graziati e sottili.

Brand territoriale come sigillo di qualità

Ormai è chiaro che il brand territoriale non si limita a promuovere l'area geografica, ma l’insieme di tutte le risorse espresse dal luogo (naturalistiche, storiche, culturali e d'intrattenimento) e i valori spendibili per renderlo distintivo e riconoscibile agli occhi dei potenziali turisti. E se il territorio diventa una marca, il logo si trasforma in un vero e proprio marchio; non solo nel senso di "logo" ma anche di “sigillo di qualità”. D'altronde questo aspetto non ci stupisce, soprattutto se consideriamo l'attenzione che gli utenti prestano alle recensioni sui vari portali turistici prima di prenotare la prossima vacanza.

Infatti, soprattutto oggi che gli utenti cercano ispirazione sul web anche in fatto di vacanze e desiderano condividere le esperienze sui social, è necessario avviare un processo virtuoso di valorizzazione locale. Insomma, l'ideazione di un brand turistico è tutt'altro che un'operazione virtuale e inutile. Sarà per questo che molte città straniere lo hanno già trasformato in realtà; pensiamo alla fortuna di "I Amsterdam" o allo skyline tipografico di Parigi. Ma anche la vicina Malta si è lanciata in un progetto di brand del territorio nuovo.

Marketing turistico in Italia

E in Italia? Il tentativo di promozione turistica del territorio più recente risale a poco tempo fa ed è legato al rilancio della Sicilia. Un fallimento su tutti i fronti. Infatti, il logo ideato per promuovere la Sicilia nel mondo non solo è una cattiva imitazione di loghi preesistenti (già poco originali), ma neanche rende onore alle eccellenze dell'isola, a riprova di amministrazioni poco lungimiranti e non al passo con i tempi.

Quella appena accennata è una delle ragioni per le quali sarebbe il caso di rivolgersi ad un creativo professionista che sappia pianificare una strategia di brand originale e coordinata con un più ampio quadro di marketing territoriale, nell'ottica di un posizionamento sul mercato turistico che duri nel tempo. Non solo: un logo designer è in grado di guidare al meglio il progetto, in quanto conosce le specifiche strategie di comunicazione valide in ogni singolo settore. Ad esempio, il significato dei colori nel turismo porta con sé implicazioni diverse rispetto a quelle applicabili ad un brand nel Food.

Come scegliere il colore di un brand nel Food? Ecco i significati di colori caldi e colori freddi

Anche l'occhio vuole la sua parte. È solo una frase fatta? Provate a dirlo a chi ha inventato i più popolari brand di cibo o di catene di fast food: sarebbe pronto a mangiarvi! Come in ogni altro ambito, anche gli attori del Food apparecchiano strategie di comunicazione e marketing per fare colpo sui consumatori. D'altronde, si sa, si mangia anche con gli occhi. E allora qual è l'etichetta seguita dalle etichette dei nostri cibi preferiti? Come scegliere il colore di un brand di food? Dobbiamo mettere in tavola colori caldi o colori freddi? Scopriamolo.

A tutti piace mangiare, ma non ci basta. Oltre a soddisfare il palato vogliamo che l'esperienza sia condita da un packaging in linea con lo spirito della serata o dalla giusta atmosfera del locale. Vi siete mai chiesti perché i più famosi brand alimentari usino colori caldi come il rosso e il giallo, mentre per prodotti più ricercati preferiscono tonalità più fredde come il nero? La scelta del colore per la brand identity di una realtà commerciale è sempre frutto di una ricetta attentamente studiata da parte di un team di consulenti che conosce i giusti ingredienti su cui puntare.

Colore brand identity nel Food: colori caldi o freddi?

Che si tratti di logo design, brand identity, marketing o interior design di locali, possiamo notare che tutti i migliori marchi ricorrono a colori vivaci, che sia per aumentare il nostro appetito o per invogliarci a provare un prodotto. Le tinte più gettonate sono rosso, giallo e verde: un mix di colori caldi e colori freddi che potrebbe farci pensare che uno vale l'altro. E invece non è così.

La psicologia dei colori ci insegna che esiste una simbologia dei colori ben radicata in ogni cultura; talmente radicata da agire quasi a livello inconscio nelle persone. Se poi parliamo di una sfera così affine agli istinti come il cibo, allora non ci stupisce che l'accurata selezione del colore per un nuovo brand sia decisiva. Dal rosso al verde, fino al blu e al nero, tutti i colori caldi e freddi possono caratterizzare una brand identity in base alla percezione da trasmettere. Ecco i colori che dovremmo scegliere in base alla sensazione che vogliamo dare ai nostri consumatori.

Come scegliere il colore di un brand nel settore Food?

Colori caldi: giallo e arancione

Tra i colori caldi non può mancare il giallo: colore edificante che stimola l'appetito e trasmette felicità. E cosa può renderci più felici del cibo? Questo colore può trasformare l'esperienza sensoriale in un momento di gioia. Si tratta del colore che il nostro cervello elabora più velocemente. Per questo, ma anche perché rilascia la serotonina, il giallo è spesso scelto dai fast food e dai brand di prodotto che puntino ad una impulsiva decisione del consumatore.

Fratello minore del giallo, l'arancione è un colore caldo ed energizzante che trasmette ottimismo. È giovanile, stimola i sensi e la creatività; per questo è tra i più scelti per i marchi di snack come Reese's. Ovviamente vi starete chiedendo: "e l'aranciata?". Neanche a dirlo: le confezioni della Fanta e del succo di frutta possono essere solo arancioni.

Il colore caldo per eccellenza: il rosso

KFC - Colore Rosso nel food

Il rosso è il colore della passione, dell'eccitazione e dell'energia; non a caso è il fiore all'occhiello del marketing alimentare. Nell'ambito del cibo, un logo rosso stimola l'appetito accendendo i neuroni nell'ipotalamo e dunque aumentando impulsi nervosi e frequenza cardiaca. Questo colore trasmette un senso di urgenza che spinge il consumatore ad una risposta rapida: cioè mangiare. Inoltre il rosso evoca subito una fetta di carne o un prodotto della terra particolarmente dolce e succoso... cosa che (sperano i brand) potrebbe far venire l'acquolina in bocca!

E a questo punto non ci stupisce se il rosso e il giallo, come colore secondario del marchio, sono stati scelti dai giganti del food come McDonald's, Burger King, Pizza Hut e KFC (giusto per citare i primi che ci vengono in mente).

Colori freddi: il verde

Passando ai colori freddi, il verde è senza dubbio la perla della comunicazione alimentare, soprattutto in considerazione delle ultime tendenze “green”. L'utilizzo di questo colore si presta infatti ad un'infinità di messaggi nel Food. Innanzitutto, richiamando immediatamente la natura e l'ambiente, è la scelta obbligata per prodotti freschi, brand biologici o vegan.

Sempre in relazione alla sua correlazione con la natura, il colore verde suscita anche una sensazione di relax, armonia e creatività. Per questo non è raro che venga impiegato da brand o locali che vogliono invitare i consumatori a rilassarsi con i propri prodotti o nei propri spazi. Il marchio Starbucks ne ha fatto la propria filosofia di brand, suggerendo inconsciamente di godersi un caffè seduti.

Un ulteriore suggestione convenzionalmente associata a questo colore freddo è il benessere. Sempre più brand che vogliono lanciare un messaggio salutare inseriscono il verde nella palette della propria identità visiva, dal logo alle confezioni di prodotto.

McDonald's e il suo team di marketing e comunicazione conoscono bene le tendenze dei consumatori e soprattutto la psicologia dei colori. Ecco perché è stato fatto il restyling di alcuni ristoranti della catena sulle tonalità del verde: per enfatizzare le più recenti politiche aziendali ecologiche e salutiste.

Colore freddo: il blu

Un altro colore freddo impiegato nella comunicazione alimentare è il blu, che trasmette sicurezza e fiducia. Nel mondo del Food dovrebbe essere poco appetibile, dal momento che inibisce la fame; infatti, essendo un colore poco comune nel mondo dei cibi naturali, evoca inconsciamente l'idea di cibo viziato. Eppure alcune strategie di marketing di prodotto possono trasformare questo limite in un punto di forza. I brand, le confezioni e le etichette di alimenti a basso contenuto calorico evocano proprio il calo dell'appetito finalizzato alla perdita di peso. Un altro contesto in cui il colore blu risulta funzionale è nei brand legati al mondo ittico o nei locali di pesce: il richiamo al mare e al prodotto fresco è d'obbligo per la Findus. E proprio la freschezza è la ragione del successo del blu anche presso aziende che producono acqua in bottiglia o latte.

Bianco e nero

Colore Nero Salsa Jack Daniels - Claudio Troisi Graphic Designer

La simbologia del bianco è legata ai concetti di purezza e semplicità. Nel settore alimentare essi si traducono in pochi ingredienti e freschi. I consumatori si aspettano confezioni bianche quando sono alla ricerca di prodotti come latte, formaggi e yogurt. Tuttavia, nel graphic design alimentare, il bianco è solitamente usato come colore secondario.

A lungo considerato la pecora nera della famiglia, oggi il nero si sta imponendo nei loghi, nei brand e nei packaging alimentari. Marketers, consulenti e graphic designer hanno intuito come tale colore sia ineguagliabile nel trasmettere al pubblico un senso di lusso e ricercatezza. Questo significa che, applicato al settore Food, la percezione del nero da parte del consumatore suscita un sentimento di maggior valore, di alta qualità. Inoltre, la presenza del nero negli elementi visivi di una confezione o di un logo fa subito pensare ad un prodotto di nicchia. Un esempio di impiego intelligente del nero è la la salsa Jack Daniels.

Colori freddi e caldi nel graphic design alimentare

In conclusione, il logo e l'identità visiva di un brand legato al cibo influenzano il comportamento dei consumatori. Quindi scegliere il colore giusto è essenziale per raggiungere il proprio scopo. Individuare la combinazione perfetta non è poi così facile: il rischio di mandare messaggi sbagliati è sotto il tavolo, dal momento che si tratta di suggestioni inconsce collettive.

Come fare? La soluzione migliore è affidarsi ad un graphic designer che non si limiti a scegliere colori compatibili per il logo, ma offra una vera e propria consulenza per la brand identity dell'azienda. È infatti indispensabile tenere conto dei valori aziendali, delle caratteristiche dei prodotti o dell'esperienza che un locale vuole offrire ai propri clienti; così come è necessario analizzare il brand dei competitor, il target di riferimento e le applicazioni del brand. Tutti questi fattori vanno considerati in ogni fase della progettazione, a partire dalla scelta del trattamento stesso del colore: saturo, oscurato, intensificato o illuminato? La decisione può influenzare la percezione del brand.

Per essere sicuri di fare la scelta giusta, è però necessario rivolgersi ad un graphic designer e non ad un grafico amatoriale, al quale probabilmente mancherebbe la consapevolezza di dover elaborare un progetto di brand declinabile in menu, manifesti, gadget e packaging. Inoltre, nel caso di un freelance alle prime armi, gli errori non si limiterebbero alla scelta di colori sbagliati, ma potrebbero riguardare la realizzazione stessa del logo.

Conoscete il famoso detto “giudicare un libro dalla copertina?

Molti acquistano un nuovo romanzo anche in base alle illustrazioni, ai colori e alle immagini che vedono sulla copertina. E lo stesso avviene per moltissimi prodotti legati al nostro uso quotidiano. Dato che la nostra vita si fa sempre più digitale, anche le nostre abitudini online sono fortemente condizionate dalla grafica e dall’immagine che un’azienda costruisce intorno al suo brand.

L’importanza del graphic design

Nei vari studi condotti sul marketing e sulle strategie di acquisto realizzate dalle compagnie multinazionali, è emerso che il packaging è talmente parte del prodotto stesso che il consumatore non avverte una separazione tra i due.

Lo dimostrano le pubblicazioni di Louis Checkins, ricercatore ucraino che fra gli anni ’50 e ’60 approfondì lo studio dei colori legati al marketing, e di Michele Bondani che con il suo libro “Packaging Positioning, Vinci la guerra dello scaffale” vuole essere una guida per gli addetti ai lavori e non, per comprendere il posizionamento del prodotto e l'importanza dell'immagine.

Quando l’immagine influenza la percezione del prodotto

Packaging Bottiglie 7UP - Claudio Troisi Graphic Designer

In accordo con gli studi di Cheskin, la bottiglia 7up rappresenta un esempio importante per avvalorare questa tesi.

Le due confezioni realizzate sono identiche, ad esclusione del colore: più verde la prima, con un’aggiunta del 15% in più di giallo la seconda. Pur contendendo la stessa bevanda, i consumatori hanno dichiarato che la seconda aveva un gusto di lime più marcato.

Uno dei casi studio analizzati da Michele Bondani è quello del “Pagnotto”, il packaging del tramezzino prodotto dall’azienda Parma Is. Il sacchetto in carta riciclabile ricorda molto il sacchetto della merenda, in questo modo ci rimanda a qualcosa di famigliare e sicuro.

L’apertura a finestra sul sacchetto permette di vedere il tramezzino (dal vivo è sempre meglio che fotografato!) e valutarne così le caratteristiche. Con poche semplici scelte, il prodotto si differenzia da tutti gli altri della stessa categoria.

Approfondimento

Rinnovare l'immagine aziendale

La grafica in un mondo sempre più digital

L’importanza dell’immagine, dell’uso dei colori e di alcune iconografie si riflette anche su altri ambiti della comunicazione: il sito, l’interfaccia, la comunicazione web, sono il nuovo packaging di servizi e prodotti digitali che talvolta estendono l’esperienza dei prodotti fisici. Per un professionista, il sito web diventa non solo il biglietto da visita più importante, ma entra a far parte del servizio stesso che offre.

Quando siamo online, veniamo continuamente bombardati da pubblicità, video, foto e articoli che accumulano click ogni giorno. In questo mare magnum quello che decidiamo di osservare con più attenzione è quello che ci attira maggiormente a livello visivo. La grafica si fa portavoce del prodotto stesso ed ha per questo un ruolo fondamentale nella fase di acquisto.

Dai una forma ai tuoi servizi

Il graphic designer è in grado di dare una forma e colore ai tuoi servizi rispondendo alle esigenze degli utenti, dando loro quello che stanno cercando. Apprende da subito cosa mostrare e cosa no, quanto spazio dare ad un’informazione rispetto ad un'altra, come gestire il tuo menu, come rendere una landing page efficace, come realizzare un sito che si differenzia in termini di leggibilità e coinvolgimento.

L’immagine realizzata deve rispondere all’obiettivo aziendale, facendo risaltare il punto di forza del brand, sia esso il valore, la qualità o la convenienza.

Osserva le metriche

Non è sempre facile quantificare il ruolo della grafica nella vendita di prodotti e servizi.
Avere la giusta immagine aziendale non è tutto, perché ci deve essere una sinergia fra varie discipline: azioni di marketing, campagne e sponsorizzazioni, attività di copywriting e dinamiche relative allo sviluppo web o mobile.

Quando osserviamo i visitatori di un sito non possiamo certo ricondurre il successo o meno di una pagina alla grafica utilizzata, diverso il caso per una campagna Facebook basata su un contento grafico.

Stesso caso per una landing page che, se ben struttura, può portare ad un tasso di conversione maggiore tramite Call to Action.

Il font utilizzato, i colori affini al prodotto/servizio proposto e anche la posizione dei pulsanti, influendo sulla comprensione e sulla leggibilità della pagina, possono fare una grande differenza in termini di click.

Anche le newsletter possono portare ad un maggiore click rate se viene utilizzata una buona grafica (in questo caso la sola metrica del tasso di apertura non può bastare per determinare il ruolo del graphic design).

Cosa si intende per leggibilità

La leggibilità di una pagina web non è data solo dal testo, ma anche dalla qualità dell’impaginazione, intesa come l’insieme di font, dallo stile e dalla dimensione, dalla spaziatura, dalla griglia e dal respiro.
Se i visitatori del sito abbandonano facilmente la pagina, probabilmente c’è un problema che va risolto, così da mantenere gli utenti più tempo possibile sul tuo sito.

Oggi circa il 60% di un contenuto web è costituito da immagini e più del 20% da video che spesso possono rallentare il caricamento del sito stesso. La velocità di loading è un fattore importante che ne determina la fruibilità da parte degli utenti che sono sempre più abituati ad una mediazione veloce, quasi istantanea.

È necessario trovare un giusto equilibrio nell’impaginazione e soprattutto metodi e tecniche per alleggerire il peso della pagina e superare il cosiddetto “speed test”.

Unendo tecnica ed estetica si possono ottenere risultati notevoli.

Marketing. Al solo sentire nominare la parola le reazioni generali, soprattutto dei “non addetti ai lavori”, sono spesso le stesse: ritrosia, diffidenza, dubbio. Se poi si prova a parlare di marketing territoriale le espressioni perplesse aumentano. Eppure, se affianchiamo queste parole al logo e alla scritta “I ♥ NY”, ecco che qualcosa cambia.

Se davvero il marketing territoriale non esistesse (e non funzionasse) e il city branding suonasse esclusivamente come un concetto astratto… Come potremmo spiegare il successo internazionale del marchio che, con un solo sguardo, tutti associamo alla Grande Mela? Promuovere una città e far entrare nell’immaginario collettivo il logo che la rappresenta è quindi un’operazione attuabile. E “I love New York” lo dimostra perfettamente.

I ♥ NY, il marchio della rinascita

L’idea di raccontare New York attraverso lo studio di strategie di marketing territoriale forti nasce da un’esigenza particolare. Quella di rilanciare la città e la sua immagine, in un periodo particolarmente buio. È il 1977, la Grande Mela rischia la bancarotta, la criminalità si riversa quasi in ogni strada e ancora si fanno sentire gli effetti della crisi petrolifera del 1973. Chi deciderebbe di visitare un luogo simile? L’ufficio del turismo dello Stato di New York non può far finta di niente: c’è un immaginario da ricreare in modo positivo e raggiungere l’obiettivo richiede un lavoro consistente.

L’impresa sembra ardua, ma la soluzione c’è e non è neanche troppo nascosta. Se la cronaca non ha fatto altro che alimentare la pubblicità negativa riguardo la città, bisogna puntare tutto sulla comunicazione positiva.

Così si decide di investire ben 4 milioni per la campagna “I love New York”. La strada è quella giusta, però serve qualcosa in più degli spot che elogiano il territorio e non è sufficiente nemmeno il jingle affascinante che richiama il nome dello Stato. C’è bisogno di un marchio. Un’immagine che diventi universalmente riconosciuta, qualcosa che crei una comunicazione visiva capace di divenire immortale. E allora ci pensa Milton Glaser.

Milton Glaser, designer e illustratore statunitense. Tra i maggiori grafici dell'età contemporanea, principalmente conosciuto per il celeberrimo logo I Love New York (1976), il suo poster di Bob Dylan (1966, che vendette oltre 6 milioni di copie divenendo un'icona della gioventù anni sessanta e settanta), il logo DC Bullet utilizzato dalla DC Comics dal 1977 al 2005. Con Clay Felker ha anche fondato il New York Magazine nel 1968. [ Wikipedia ]

La storia del logo

Marketing Territoriale Logo I love New York - Milton Glaser

Il logo nasce sui sedili di un taxi: nel corso del tragitto verso il suo ufficio, il designer ha infatti un’intuizione. L’idea di utilizzare il semplice slogan “I love New York” già rimbalzato negli spot viene soppiantata all’improvviso. Il messaggio deve passare in modo velato e allo stesso tempo ovvio, così da soddisfare le richieste dell’Ufficio del turismo e aggiungere quel tocco in più. È con queste caratteristiche, dunque, che Glaser disegna su un foglio bianco con un pennarello rosso la nuova bozza. In pochi minuti nasce I ♥ NY.

In pochi caratteri il logo racchiude parole, emozioni (il cuore rosso che spicca al posto delle lettere) e una sigla (NY, che riassume in modo inequivocabile le iniziali dello Stato e, di riflesso, della città di New York). Chiaro, immediato e simbolico. Stampato su maglie, tazze e gadget di ogni tipo, oggi il marchio genera profitti che superano i 30 milioni di dollari l’anno. E pensare che Milton Glaser lo realizzò pro bono per il bene della città. Una città per la quale ha sempre dichiarato amore e che gli deve, ancora dopo tanti anni, moltissimo.

Marketing territoriale: oltre ogni incertezza

Storia, leggenda e informazioni su I ♥ NY a parte, quale impatto può avere il marketing su chi decide di puntare sulla comunicazione visiva anche nel settore del turismo e della promozione del proprio territorio? In un mondo ormai globalizzato, il locale ha bisogno di trovare nuove modalità per esprimersi e raggiungere un pubblico abituato ad avere tutto a portata di mano, ma allo stesso tempo curioso di riscoprire luoghi e città sconosciute.

Se realizzato da professionisti e frutto di lavoro, impegno, studio e conoscenza dei luoghi che si vogliono promuovere, il marketing territoriale e una comunicazione puntuale possono perciò diventare un ottimo alleato del turismo. E “I ♥ NY” ce lo dimostra. Abituati a correre e a sentir scorrere in sottofondo messaggi promozionali, immagini e frasi banali, non basta affidarsi al passaparola o a uno slogan che a primo impatto possa sembrarci efficace. Anche l’intuizione più geniale ha infatti bisogno del supporto di analisi, prove e valutazioni specifiche affinché si possa ottenere una promozione del territorio ben riuscita e, soprattutto, a lungo termine. In questo processo la creazione di un logo strutturato ed evocativo si mostra quindi un ulteriore arma vincente per rivelare l’anima del luogo che si sta cercando di raccontare.

E allora… La parola marketing ci sembra ancora così ingannevole? Modi per incrementare il turismo ce ne sono, bisogna solo affidarsi a chi sappia raccontarli e scoprire che una comunicazione diversa è possibile.

Non è più solo un logo, trasmette emozioni. Rappresenta lo spirito di New York ". Rahimpour su I ♥ NY

L'arcipelago maltese si trova al centro del Mediterraneo, è costituito da tre isole: MaltaGozo e Comino.

Malta è l'isola più grande e il centro culturale, commerciale e amministrativo. Gozo è la seconda isola più grande ed è più rurale, caratterizzata da pesca, turismo, artigianato e agricoltura. Comino, la più piccola dei tre, ha un hotel ed è in gran parte disabitato.

Vecchio logo Malta

Stile serio e professionale.

Il vecchio logo di Malta Tourism Authority, abbastanza discutibile e un po’ bruttino, era composto da un carattere in stile consumato, ma ciò che maggiormente stonava era il contrasto, oltre al poco equilibrio, tra la scritta in Helvetica e la Croce di Malta. Senza alcun dubbio l’intento era utilizzare un visual giocoso per raccontare un luogo in modo divertente.

Il nuovo logo, presentato a maggio in Italia nella sede di Malta Tourism Authority Italiaha uno stile più professionale e meno turistico che punta a stabilire e rafforzare il ruolo ufficiale dell’ente del turismo di Malta.

Il design dell’icona è basato sulla croce di Malta, ai quattro elementi a forma di V della croce è applicato uno dei colori del tradizionale Luzzu (in italiano luzzo, una tradizionale barca da pesca delle isole maltesi) - rosso, giallo, blu e verde - che rappresentano anche il sole, la sabbia, il mare e la terra. Tutti gli elementi grafici del pittogramma terminano in 3 punti, ognuno dei quali vuole rappresentare idealmente le isole di Gozo, Malta e Comino.

A ciascuna delle tre isole può essere assegnato un colore, con il rosso sempre al centro, che rappresenta la bandiera del paese e Malta come cuore del Mediterraneo.

Tanti colori e (forse) poca fantasia.

La sua quantità di colori sicuramente punta a rendere l’icona facilmente distinguibile benché, a mio parere, ricordi troppo il trend dei vari marchi di promozione turistica.
Le varie applicazioni d’uso appaiono un po’ troppo aziendali, più simili a un'identità governativa che all'identità visiva per un bella destinazione turistica nel Mediterraneo.

Bandiera nuovo Logo Malta

Investire nel branding territoriale è un passo fondamentale per ogni destinazione turistica che voglia comunicare le proprie eccellenze.

L'unicità e il carattere distintivo devono essere i cardini principali di ogni marchio, l'eccessiva somiglianza tra i vari brand turistici, alla lunga, potrebbe diventare un motivo penalizzante.

Ogni tanto bisognerebbe osare, provando a uscire dai cliché proponendo qualcosa di diverso, fuori dagli schemi.

Il termine infografica è relativamente nuovo benché il concetto di visualizzazione delle informazioni in formato grafico è presente nella nostra vita da lungo tempo. Per migliaia di anni gli esseri umani hanno cercato di spiegare il mondo che li circondava attraverso mezzi visivi.

L'essere umano è una creatura visiva per natura che tende ad apprendere meglio quando le informazioni sono presentate in un formato visivo. Basti pensare che quasi il 50% del nostro cervello è coinvolto nell'elaborazione visiva e che il 70% di tutti i nostri recettori sensoriali sono negli occhi.

La moderna infografica ha chiaramente assunto una forma diversa da quella dei suoi predecessori. Tuttavia, i principi fondamentali rimangono gli stessi.

La combinazione tra narrazione e presentazione visiva dei dati è il fattore chiave dietro la popolarità dell'infografica e, in un'epoca in cui i dati sono ovunque, renderli in maniera ottimale diventa indispensabile.

Approfondimento

Why your Brain Craves Infographics

Come creare un'infografica

Infografica Timeline

Lasciare che i dati raccontino la storia

Per comunicare i dati in modo efficace al target di riferimento, è importante che le infografiche siano interessanticompetenti e controverse.

Per catturare l'attenzione devono essere convincenti e distinguersi da tutti gli altri dati disponibili. È sempre importante chiedersi: "Sarà interessante per il pubblico a cui dovrà rivolgersi?".

I dati devono provenire da una fonte competente e credibile, ciò è fondamentale per sviluppare la fiducia dei lettori e svolgere un ruolo importante qualora essi decidessero di condividerla sui vari canali social. Infine, suscitare un dibattito e/o una polemica è sempre buona cosa. Se i dati scelti saranno motivo di discussione per i lettori, l'obiettivo sarà raggiunto.

Le controversie possono favorire grandi discussioni che possono espandersi ben oltre la semplice portata dell'infografica.

Determinare lo scopo ed il pubblico dell'infografica

Quando si dispone di un argomento ed una serie di dati su cui lavorare, bisogna lasciare da parte la creazione di grafiche stratosferiche piuttosto, come prima cosa, bisogna porsi delle domande.

  • A chi sarà rivolta l'infografica?
  • Come sarà possibile incrementare informazioni preziose alla vita del lettore?
  • Una volta che il lettore avrà raggiungo la fine dell'infografica, cosa vorremmo che faccia o pensi?

Conoscere il proprio pubblico dovrebbe essere il fattore più importante nel progettare e determinare lo scopo dell'infografica che si sta puntando a produrre.

Per avere successo è necessario fare ricerche sull'utente finale dell'infografica, il mercato di appartenenza e su quali aree mediatiche connettersi.

Dopo aver identificato il pubblico, è il momento di determinare l'oggetto dell'infografica e mettersi all'opera.

- CURIOSITÀ -

Uno studio sulla comprensione delle etichette dei medicinali ha mostrato che le etichette testuali sono comprese dal 70% degli utenti mentre il 95% degli utenti ha compreso meglio le etichette con testo e immagini

Costruire una narrazione coinvolgente

Quando si costruisce una narrazione intorno a dei dati è importante ricordare che non conta il numero degli elementi ma come li si usa.

Il racconto sarà buono solo se buona sarà la capacità di entrare in sintonia con i lettori in modo da tenere a mente chi sono, che relazione hanno con ciò che si pubblica, cosa conoscono di ciò che si è pubblicato, dove stanno leggendo l'infografica.

Creare un'infografica comprensibile

Dopo aver analizzato i dati e compreso la storia che si vuole raccontare, è necessario iniziare a pensare a come presentare i dati visivamente.

Lo scopo principale del designer è rendere i dati comprensibili ad un vasto pubblico.

Presentare i dati in maniera visiva può aiutare la comprensione dell’utente rispetto ad un foglio di calcolo o un paragrafo di testo.

L'infografica dovrebbe rappresentare i dati fuori dai vincoli di una tabella, mettere in evidenza i punti chiave e, ovviamente, apparire esteticamente accattivante.

Come designer di un’infografica, il compito non è solo quello di rendere belli i dati, ancora più importante è facilitare la comprensione dei dati.

Un’infografica può essere sia visivamente accattivante sia informativa, ma la chiave è trovare un equilibrio tra la creazione di qualcosa di utile e qualcosa di bello.

- CURIOSITÀ -

Alcuni studi hanno dimostrato che la grafica a colori aumenta la volontà di leggere dell' 80%.

Wireframe, analisi e revisioni

Infografica Wireframe

Come nel web design, il wireframing in questa fase iniziale incoraggia il progettista a concentrarsi esclusivamente sulla struttura, senza considerazioni di progettazione visiva come font e colori.

La pratica del wireframing elimina la grafica colorata, i caratteri in grassetto e le combinazioni di colori per centrare l'attenzione sui dati. Lavorare con una tavolozza di colori limitata e una serie di forme semplici costringe i progettisti a riflettere sui dati, dando loro il tempo di valutare diverse opzioni.

Ciò che offre il wireframing è la possibilità di esplorare. L'analisi dei concetti è importante nella presentazione dei dati. Quello che può essere un flusso logico per il progettista non può necessariamente essere lo stesso per gli altri, quindi in fase di realizzazione è importante mostrare l'infografica a più persone possibili.

Le varie risposte in questa prima fase sono cruciali nel determinare il modo più chiaro per presentare i dati al pubblico.

Condividere le infografiche

Una volta creata l'infografica, è il momento di distribuirla. Il punto è, si può creare l'infografica più bella che il mondo abbia mai visto ma se non si dispone di un piano di distribuzione nessuno andrà mai andare a vederla!

Il primo passo ovvio nella distribuzione dovrebbe essere la condivisione attraverso i social media. C'è la condivisione organica e ci sono mezzi a pagamento ed è importante utilizzare entrambi.

Successivamente è importante identificare i siti che trattano dell'argomento trattato dall'infografica e cercare d' instaurare una partnership mostrando loro il valore aggiunto del progetto per i lettori di riferimento.

Le infografiche sono facili da assimilare, divertenti da condividere ed estremamente coinvolgenti.

Migliori Strumenti Gratuiti per Creare Infografiche

#1 Google Charts

Tool interattivo basato su HTML, l'utilizzo di Google Charts comporta la necessità di copiare e incollare il codice HTML in un file .html e poi aprirlo in un browser.

Se siete a vostro agio con l'HTML, Google Charts offre circa due dozzine di tipi di infografica tra cui scegliere, partendo dalle basi, come i grafici a torta e le timeline, fino ad altre opzioni come candlestick o bubble chart. Le guide sono facili da leggere e seguire, inoltre la copia dei codici può essere fatta con un click. È possibile personalizzare i colori  e i dati vengono aggiornati in tempo reale. La cosa migliore è che il servizio è completamente gratuito.

#2 Infogram

Se l'HTML non fa per te, ci sono ancora molte opzioni per aiutarti a creare l'infografica.

Infogram fornisce modelli infografici gratuiti che vi aiutano a visualizzare le informazioni come:

  1. Schema di flusso
  2. Processo
  3. Informazione statistica
  4. Timeline
  5. Mappa

È inoltre possibile creare grafici a linea singola, a barre, radiali, a colonne o a torta. Infogram offre anche altri layout che possono essere utili per presentare le informazioni. Ci sono modelli di base per i report mensili e annuali.

È possibile anche usare Infogram per creare i post per i social media, compresa l'intestazione di un'e-mail, la miniatura di YouTube o il post di LinkedIn.

Scegliendo il piano premium si ha accesso a layout di qualità superiore oltre alla funzione di analisi dei dati.

#3 Canva

Canva è uno dei servizi infografici più popolari vantando oltre 50.000 layout tra cui scegliere, anche se non tutti i layout sono gratuiti.

Offre uno dei più ampi servizi di progettazione grafica gratuita disponibili online, che va ben oltre l'infografica. 

È possibile testare un abbonamento a pagamento per 30 giorni, a quel punto avrai accesso a più di 400.000 foto, la possibilità di ridimensionare facilmente i tuoi progetti e di condividerli facilmente tra i membri del team. Dopo il periodo di prova, l'abbonamento a pagamento può essere fatturato su base mensile o annuale.

#4 Piktohart

Su Piktochart è possibile creare infografiche dinamiche, flyer e persino presentazioni. Si può iniziare con un modello vuoto o fare clic sul pulsante "Inspire Me" per ottenere esempi completi di progetti realizzati da altri utenti e lavorare da lì.

Caricate le foto da utilizzare o scegliete da una galleria di immagini curata dallo staff di Piktochart. Scegliete facilmente una combinazione di colori , aggiungete mappe, video e grafici alle presentazioni. I piani a pagamento offrono l'esportazione di immagini in PDF e HD e la possibilità di creare colori personalizzati. C'è un piano unico per i team che permette di assegnare ruoli e collaborazioni.

Identità Aziendale e Brand Identity: elementi di comunicazione e concetti chiave per essere sempre al passo coi tempi.

L'immagine aziendale di una società non può durare in eterno.

Continui mutamenti del mercato, la crescita e/o l'evoluzione dell'azienda, modifiche all’offerta di servizi e prodotti sono elementi che non possono essere ignorarti. Anzi diventa fondamentale mostrare sempre ai propri clienti, soprattutto ai potenziali futuri clienti, un'immagine frescaaccattivante.

Per questo è necessario aver ben chiara la propria Brand Identity, l' identità di marca (cioè l’insieme degli elementi di riconoscimento del brand, l’immagine che l’azienda vuole dare di sé e dei propri prodotti ai consumatori), ma anche esser disposti a cambiamenti. Attenzione però agli errori!

Errata progettazione dell'immagine aziendale

Logo fail

L'immagine aziendale, la Brand Image, è il primo punto di contatto con il cliente perciò diventa fondamentale possedere un'identità visiva ben definita.

Una buona immagine aziendale trasmette serietà e fiducia ai clienti, distingue l'azienda dalla concorrenza e può contribuire a presentare e vendere in maniera migliore prodotti o servizi, rispetto a una poco piacevole o poco professionale.

Il primo punto per ottenere risultati è dunque quello di studiare una visual identity efficace ed essere disposti ad abbandonare convinzioni poco legate a effettive richieste o aspettative del mercato.

Capita molto spesso di confrontarsi con aziende che identificano se stesse con un logo e la relativa immagine aziendale poco gradevoli o datati, certamente non in linea con il messaggio che l'azienda dovrebbe o vorrebbe trasmettere. Il più delle volte questo è il frutto del lavoro di un dilettante o di un lavoro a buon mercato ma anche della scarsa considerazione del valore della comunicazione visiva.

La cattiva progettazione è inevitabilmente la prima motivazione che deve spingere una società a effettuare il restyling della propria immagine aziendale, oltre a studiare una nuova strategia di comunicazione per la brand identity.

Naming: l'importanza di un nome che funziona

La brand identity è composta dall’unione di diversi elementi. Tra l'insieme degli elementi di riconoscimento del brand, il “naming”, ossia il nome con il quale l’azienda sarà identificata e riconosciuta, è tra i più importanti.

Alcune società si orientano nomi che non funzionano, impronunciabili, difficili da ricordare, troppo lunghi, generici o semplicemente poco identificativi.

In casi simili l'unica soluzione è quella del renaming. Una volta accettata l’idea di modifica del nome si può valutare l’utilità di un rebranding completo, così da rilanciare l'azienda riposizionandosi sul mercato e comunicando nuove strategie e servizi.

Logo: l'anima di ogni attività

L'elemento che probabilmente rappresenta maggiormente un'azienda è il logo. Anche il restyling del logo segue l'evoluzione, i cambiamenti e il rilancio dell'identità aziendale.

Un logo può essere progettato ottimamente, funzionare in modo perfetto e durare per decenni senza dover essere rivisitato o riprogettato.

Spesso, però, un logo ha bisogno di essere sistemato proprio per rimanere in linea con l'evoluzione e i cambiamenti aziendali ma, anche, perché un logo vecchio  difficilmente saprà colpire e comunicare ai suoi clienti.

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Variazione della strategia aziendale e percezione dei clienti

Variazione Strategia Posizionamento

Presentarsi con un volto frescoinnovativo e moderno richiede talvolta alle aziende il restyling dell’immagine aziendale e, in primo luogo del logo.

Il restyling dell'identità visiva può avvenire non perché scadente o poco conforme alle esigenze, semplicemente per rinnovare la percezione che clienti, fornitori e investitori hanno della società stessa. Le trasformazioni aiutano infatti a consolidare la fiducia dei clienti, poiché trasmettono la volontà di un costante miglioramento.

Le aziende si evolvono con il mercato. Può capitare che cambino il prodotto offerto, il canale, la tecnologia e persino il settore in cui agiscono.

Quando la società subisce dei cambiamenti, la sua immagine può tuttavia non essere più rappresentativa o semplicemente non in linea con la nuova identità aziendale. Il nuovo settore del business può utilizzare l’immagine della società madre, e in questo senso potrebbe esser necessario un restyling dell'immagine aziendale, oppure può essere utile creare un marchio completamente nuovo.

Restyling dell'immagine aziendale. Conclusioni

Pensare che fare un restyling non sia necessario ai fini commerciali è l’errore più comune e più grande che può commettere una società.

Ci sono molteplici ragioni che spingono una società a rinnovare l’immagine aziendale ma tutte ugualmente importanti. Sapersi rinnovare sotto l’aspetto grafico, strategico e comunicativo, contribuirà a rafforzare l’identità dell’azienda, comunicando qualitàserietà e modernità.

Rinnovarsi comporta necessariamente rivedere ciclicamente l’immagine aziendale affinché sia sempre collegata alla realtà e alle modifiche dell’attività.

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